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Trasferirsi a Sydney: un sogno che diventa realtà!

Elena e Fabio trasferirsi a Sydney un sogno che diventa realtà

INDICE

Come diceva il grande filosofo di vita Jim Rohn, esistono due grandi motivazioni che spingono le persone a cambiare se stesse o a prendere decisioni importanti e scelte difficili: l’ispirazione o la disperazione.
Quella che abbiamo fatto noi, nel marzo del 2021, rientra sicuramente tra le scelte complicate della vita, ovvero lasciare tutto e trasferirsi a Sydney.
Diciamocelo chiaramente, chi non ha mai sentito qualcuno parlare della possibilità di lasciare l’Italia per iniziare una nuova vita all’estero? Forse anche tu stesso hai quest’idea.
Effettivamente, questa tendenza si sta verificando sempre più frequentemente poiché molte persone, purtroppo, scelgono di reinventarsi in un altro paese a causa della mancanza di opportunità di lavoro o della progressiva diminuzione della qualità di vita in Italia.
Sono sicuro che tu sia d’accordo con noi nel dire che questo tipo di scelta rientra solitamente tra quelle prese per “disperazione”, ma fortunatamente non è stato il nostro caso.
La nostra decisione di trasferirci all’estero, infatti, non è stata influenzata da difficoltà lavorative o finanziarie. Entrambi avevamo la fortuna di avere due ottimi lavori che molti non avrebbero mai considerato di lasciare.
Io lavoravo nel campo della sanità, mentre Elena aveva una posizione eccellente in una grande multinazionale. Inoltre, avevamo già stabilito una solida base nella vita: casa, auto e uno stile di vita che ci permetteva di godere di piaceri come le vacanze o le cene fuori.
Sebbene non fossimo immersi nell’oro, eravamo comunque sufficientemente fortunati da non dover rinunciare a nulla di tutto ciò.
La nostra scelta, infatti, è stata guidata dall’ispirazione, dalla grande voglia di viaggiare, esplorare e scoprire il mondo, dal desiderio di vivere una vita migliore, piena di emozioni che sicuramente il classico “timbrare il cartellino” ogni mattina non avrebbe potuto offrirci.

Lasciati ispirare!

Trasferirsi a Sydney: vista del ponte Harbour Bridge e Opera House

Questo articolo racconta la nostra storia, dall’origine della decisione fino alla sua realizzazione, e speriamo che possa essere una fonte di ispirazione per tutte quelle persone che, come noi in passato, si pongono costantemente una domanda: “La vita si riduce davvero a questo? Devo davvero studiare per anni, trovare un lavoro ben retribuito e stabile (se ancora esiste), e godermi la vita solo quando sarò in pensione?”.
Se ti rispecchi in queste domande e stai cercando risposte, allora continua a leggere e scopri come abbiamo affrontato tutto ciò!

La decisione

Elena

“Era martedì 2 Marzo 2021, ricordo ancora perfettamente la data (e chi se la scorda…?).
Il mio orario lavorativo, come succedeva una volta al mese, prevedeva il turno di notte. Quindi avevo deciso di trascorrere le ore diurne investendo su me stessa: riflettendo sugli obiettivi della mia vita, presenti, passati e futuri.
Mi sentivo stressata dal ruolo che ricoprivo da circa un anno in azienda e che stava comportando sempre maggiori responsabilità. Ma allo stesso tempo, ero anche soddisfatta dei risultati che avevo ottenuto fin lì nella mia vita, sia lavorativi che privati.
Le cose, infatti, andavano bene anche nella vita di coppia con Fabio: convivevamo da un anno e mezzo in un appartamento a Milano e non ci mancava nulla.
Tuttavia, avevo la costante sensazione che i traguardi che stavo raggiungendo non mi stavano portando alla vita che desideravo veramente.
Nello stesso periodo, tra l’altro, una coppia di nostri cari amici decise, dopo un viaggio “zaino in spalla” di diversi mesi in Asia, di trasferirsi a Sydney, in Australia. Questa coppia non mancava di aggiornarci e raccontarci di quanto la qualità della vita a Sydney fosse decisamente migliore che in Italia.
Tutto ciò, inoltre, accadeva durante il periodo Covid, quando, come tutti sfortunatamente sappiamo bene, in Italia eravamo più limitati che mai.
Fu così che iniziai a domandarmi sempre più spesso “perché loro sì e noi no?”.
Anch’io, come Fabio, alla fine avevo sempre desiderato viaggiare e scoprire il mondo! Allora perché non trovare il coraggio di fare il primo passo verso la vita dei nostri sogni?

Fabio

“Ero al lavoro quello stesso giorno, ed ero concentrato sui miei compiti quotidiani, quando mi arrivò il messaggio di Elena. Dovetti rileggerlo più di una volta per rendermi conto di quello che mi stava chiedendo: “amore ho una proposta da farti e non riesco a resistere nel dirtelo a voce… partiamo? Andiamo a vivere in Australia?”. Sarò sincero, non ho mai amato avere conversazioni importanti per messaggio, ho sempre preferito affrontare ogni mia discussione, positiva o negativa che fosse, di persona, quindi le risposi: “non è una decisione che mi puoi chiedere di prendere per messaggio!”.
Ma in effetti Elena non aveva come obiettivo ottenere una risposta immediata da me, in quanto mi conosceva abbastanza bene da sapere che sarebbe stato ingiusto chiederla. Ciò che voleva invece, era instillare in me una possibilità, un’idea, un pensiero che mi spingesse a riflettere sulla fattibilità della sua richiesta.
Ricordo allora che tornai alle mie normali attività lavorative, ma con un pensiero in più… e nemmeno tanto piccolo.
Durante la giornata riflettei a lungo sull’idea concreta di trasferirsi a Sydney e la prima risposta che le diedi una volta rientrato a casa fu “no”.
Avevamo da poco cominciato a convivere e stavamo ancora prendendo confidenza con il nostro nuovo appartamento, in cui, tra l’altro, avevamo appena concluso alcune piccole modifiche d’arredo, investendo anche una discreta somma.
Inoltre, entrambi avevamo ottime amicizie, belle famiglie e lavori sicuri.
Non sembrava proprio esserci un motivo apparente per stravolgere così la nostra vita… o mi sbagliavo?
In effetti, da ragazzo, ho sempre sentito il desiderio di avere di più dalla vita e avevo già cercato più volte di cambiarla e migliorarla attraverso investimenti o nuovi business, tutto per realizzare il sogno di una vita libera dalla monotonia del “posto fisso”. Tuttavia, non mi ero mai spinto troppo oltre la mia zona di comfort, forse per pigrizia o per una mancanza di convinzione interiore.
Nonostante ciò, dentro di me, sapevo che queste erano solo autogiustificazioni dettate dalla paura di affrontare sfide che, all’epoca, ritenevo troppo grandi.
Il mio rifiuto di quella sera quindi, mi causò un grande disagio interiore perché andava in netto contrasto con i miei desideri; e questa sensazione mi ha poi tormentato anche nelle ore e nei giorni successivi.
Tuttavia, nonostante la mia risposta, Elena non sembrò troppo delusa. Immaginai che forse anche lei non era completamente convinta dell’idea e si aspettava già la mia reazione negativa. O magari addirittura ci aveva sperato, perché un trasferimento oltreoceano avrebbe significato un cambiamento radicale per entrambi, non solo per me.”

Elena

“Al rifiuto di Fabio, ricordo di aver effettivamente pensato: “Ok, è così che forse deve andare”, anche se questo significava rinunciare una volta ancora al sogno di una vita diversa, come l’avevo sempre desiderata. Anzi, come sapevo che entrambi l’avevamo sempre desiderata!
Il giorno dopo, quindi, tornai alla solita vita e le mie giornate trascorsero senza grosse novità, almeno per i tre giorni successivi.
Quando ecco che, il sabato di quella stessa settimana, tornata a casa da lavoro, Fabio mi sorprese tanto quanto io avevo fatto con lui qualche giorno prima: aveva cambiato idea! Rispose di sì, andava bene, e voleva davvero trasferirsi a Sydney! Non ci potevo credere!
La mia reazione immediata fu di timore verso la prospettiva di tutto quello che avremmo dovuto fare per realizzare quel sogno, ma anche di grandissima emozione e voglia di mettermi subito al lavoro per organizzare tutto e renderlo possibile.”

Fabio

“Il pensiero di trasferirsi a Sydney, come già detto, mi aveva tormentato anche dopo la mia risposta negativa alla proposta di Elena.
Non facevo che pensarci, rifletterci ma… Non era forse quello che avevo sempre desiderato?
Girare il mondo senza dover più timbrare un cartellino, scoprire paesi e culture diverse dall’Italia, uscire finalmente e davvero dalla zona di comfort e godermi appieno la vita!
Allora perché avevo risposto di no? Perché non darmi la possibilità di provare?
Decisi che dovevo fare qualcosa, dovevo provare a liberarmi di tutti quei dubbi! La soluzione per me, in quel momento, era chiamare quella coppia di amici “australiani” e verificare se le mie paure erano solo nella mia testa, oppure potevano trovare fondamenta nella realtà.
Ovviamente, come in fondo già sapevo, loro non possedevano tutte le risposte alle mie perplessità, ma quando li ascoltai, notai subito l’entusiasmo con cui parlavano dell’esperienza meravigliosa che stavano vivendo! Si capiva che erano davvero felici della scelta fatta e mi convinsi che anche noi meritavamo quella vita.
Attesi quindi il ritorno di Elena dal lavoro e, appena entrata in casa, le sorrisi, la abbracciai e le dissi: “Va bene, partiamo!”

Da sogno a realtà

spiaggia di Gordon

Siamo dell’idea che prendere la decisione e mantenerla nel tempo rimanga la parte più complicata di tutte, perché spesso è, proprio nei giorni, nelle settimane o nei mesi successivi, che il nostro cervello ci bombarda con tutti i motivi “ragionevolmente sensati” del perché quella non sia una buona scelta.

Allora il consiglio che ci sentiamo di darti sarà sempre lo stesso: rallenta! Anzi, fermati proprio! Prenditi un attimo di tempo tutte le volte che i soliti dubbi si ripropongono e domandati: “cosa voglio davvero dalla mia vita? Cosa mi rende felice?”.

In questo modo, siamo certi, ricorderai sempre a te stesso il “perché” di quella decisione e potrai continuare con convinzione in direzione dei tuo sogni!

Ok, ma quindi ora che si fa? Si, perché abbiamo detto qual è la parte più complicata, ma non abbiamo detto che è l’unica!

Eravamo consapevoli che la strada che avevamo scelto sarebbe stata tutta in salita e che avremmo dovuto superare tante sfide nei mesi successivi.

Credo che, oltre a tutta la ovvia organizzazione dovuta ai vari documenti da ottenere per trasferirsi a Sydney (passaporto, visto ecc.), gli ostacoli più grandi che abbiamo dovuto affrontare e superare siano stati sostanzialmente 4:

 

  1.  La pandemia di Covid
  2.  Trovare un acquirente per la nostra casa e venderla
  3.  Dare le dimissioni
  4.  Comunicare la nostra decisione alle rispettive famiglie

Gli ostacoli

1. La pandemia di covid

No, tranquillo. Non ti devo spiegare perché quel periodo sia stato così complicato per tutti noi e quanto abbia impattato sull’umore delle persone, sono sicuro che questo lo sai già.
Invece, voglio dirti il perché questo per noi rappresentava il vero, primo e grande ostacolo da superare.
Avevamo preso la decisione, è vero, ma l’avevamo fatto quando ancora non c’era assolutamente nessuna idea di dove questa pandemia avrebbe condotto il mondo intero, quali stravolgimenti avrebbe comportato e soprattutto se sarebbe stato nuovamente permesso viaggiare, in tranquillità, fuori dal proprio paese (in realtà, a dirla tutta, in quel periodo era impedito anche uscire dal proprio comune!).
Esatto, la decisione di trasferirsi a Sydney era stata presa, ma i confini australiani erano chiusi e non si aveva la minima idea di quando sarebbero stati riaperti!
Questo, come puoi ben intuire, è stato senza dubbio un problema su cui non ci è stato possibile intervenire e avere un controllo diretto. L’unica cosa che abbiamo potuto fare, durante quel periodo, è stata cercare di mantenere un atteggiamento positivo e continuare ad organizzare, nel miglior modo possibile, la vendita della casa.

2. Trovare un acquirente per la nostra casa e venderla

Abbiamo detto “continuare” e non “iniziare” ad organizzare la vendita, e c’è un motivo per questo.

Effettivamente, l’idea di vendere casa era nata già qualche mese prima della decisione di trasferirsi a Sydney. Avevamo in mente di spostarci in un appartamento più grande, magari appena fuori dai confini di Milano, invece che all’interno della città come fino a quel momento. La ragione dietro questa scelta era puramente economica: volevamo vendere la casa di proprietà e andare in affitto, per sfruttare il momento favorevole del mercato immobiliare di quel periodo.

Naturalmente, i nostri piani cambiarono con la decisione di trasferirsi a Sydney.

La ricerca di un acquirente e la vendita della casa divennero quindi una necessità, e non più un semplice obiettivo di profitto economico.

I mesi successivi alla decisione sono stati estremamente impegnativi in relazione a questo ostacolo. Avevamo deciso di non rivolgerci ad agenzie immobiliari (non che avessimo qualcosa in contrario, sia chiaro), poiché entrambi abbiamo una formazione scolastica e professionale in questo settore: Elena infatti è ingegnere, architetto ed Home Stager, mentre io sono un geometra con un passato di ristrutturazioni di appartamenti alle spalle.

Per questo eravamo convinti di potercela fare da soli e alla fine il tempo ci ha dato ragione.

È vero, forse abbiamo impiegato più tempo rispetto a quanto ne avremmo impiegato con l’aiuto di un’agenzia immobiliare, ma siamo comunque riusciti a centrare il nostro obiettivo economico e, cosa straordinaria, abbiamo concluso la vendita nel miglior momento in assoluto, ossia pochissimo tempo dopo la riapertura dei confini australiani!

3. Dare le dimissioni

Con i confini australiani finalmente riaperti e la casa venduta, tutto si stava incastrando alla perfezione e il sogno di trasferirsi a Sydney stava finalmente diventando realtà.
Per quasi un anno, sia io che Elena abbiamo taciuto la nostra scelta di vita ai colleghi di lavoro, proprio perché sapevamo che ci sarebbero stati molteplici ostacoli da superare e molte variabili in gioco, ma ormai era tempo di rivelare i nostri piani.

Elena

“Ricordo come se fosse ieri il giorno delle mie dimissioni, perché è stato uno dei più belli della mia vita. Aspettavo di poter parlare con il mio responsabile e comunicargli le mie intenzioni da mesi, ma la vendita della casa non era ancora conclusa e anzi, la data del rogito continuava a slittare a causa di un ritardo nella gestione delle pratiche da parte dell’acquirente. Tutto ciò ha contribuito a rendere quel periodo più stressante di quanto inizialmente immaginassi.

Tuttavia, dopo una compravendita apparentemente interminabile, siamo riusciti a registrare l’atto mercoledì 23 febbraio.

Ero finalmente libera da tutti i vincoli che mi avevano impedito di dimettermi in precedenza.

Il giorno successivo quindi, giovedì 24 febbraio, mi sono presentata al lavoro con largo anticipo e molto agitata, e appena il mio responsabile è arrivato in ufficio, ho chiesto un incontro. Con il cuore che batteva a mille, gli ho comunicato le mie intenzioni e la decisione mia e di Fabio di trasferirsi a Sydney, lasciandolo praticamente senza parole. La stessa cosa l’ho poi fatta con gli ex colleghi delle risorse umane.

All’inizio ho detto che è stato uno dei giorni più belli della mia vita e questo perché, mentre comunicavo le mie intenzioni, tutto diventava reale e finalmente mi sono sentita padrona del mio destino e della mia vita, come mai prima di allora.

Ci è sempre stato insegnato e detto che studiare, trovare lavoro, costruire una famiglia e andare in pensione, fosse il modo giusto di fare le cose. Tuttavia, la realtà è ben diversa: non esiste solo una strada e non esiste giusto o sbagliato. Quello che conta, e quello che bisognerebbe sempre inseguire, è ciò che ci fa battere il cuore, ciò che ci fa sentire davvero vivi! E questo è quello che ho scelto per me e per la mia vita!”

Fabio

Nonostante stessi realizzando il sogno che avevo accarezzato per tutta la mia vita lavorativa, ovvero abbandonare il posto fisso e viaggiare per il mondo, comunicare questa decisione ai colleghi è stato un momento che non dimenticherò mai.

Questo perché gli anni trascorsi insieme, anche se tra i mille ovvi problemi che sorgono ogni giorno quando si lavora, avevano creato un rapporto di vera amicizia.

Mi reputo fortunato perché, in effetti, è stato grazie a loro se non mi è mai pesato alzarmi la mattina e sedermi alla mia scrivania (se non per il fatto che non era la vita che desideravo, ovviamente).

Quando è stato il momento di comunicarlo, qualche lacrima è scappata, a sottolineare come quello che avevo sempre pensato sul nostro rapporto fosse vero: non c’erano manager, supervisori, team leader o semplici dipendenti all’interno del nostro gruppo, ma una vera e propria famiglia che, tutti quanti nel proprio piccolo, cercavano di sostenere.”

Come hai potuto leggere dalle nostre parole, Elena ed io abbiamo vissuto due diversi tipi di esperienza al momento delle dimissioni, ma per entrambi è stato un momento importante della nostra vita.

Era fatta! Avevamo venduto casa e dato le dimissioni, ora davvero mancava solo, comprare un biglietto di sola andata per Sydney.”

4. Comunicare la nostra decisione alle rispettive famiglie

Foto delle famiglie di Elena e Fabio

Abbiamo volutamente lasciato questo punto per ultimo, non perché lo sia stato cronologicamente parlando, ma perché è stato quello che ha comportato il mix maggiore di emozioni tra i quattro ostacoli affrontati.

Dopotutto come si può affrontare a cuor leggero una conversazione del genere con la propria famiglia?

Dove da una parte non vedi l’ora di comunicare questa gioia ma dall’altra si è consapevoli che la propria decisione potrebbe causare tristezza alle persone che ami.

I genitori, dopotutto lo sappiamo, desiderano solo il nostro bene e la nostra felicità, ma difficilmente sono pronti ad accettare di lasciar andare i propri figli così lontano da loro e verso un futuro molto meno certo di quello che, in effetti, eravamo riusciti ad ottenere fino a quel momento io ed Elena.

Sicuramente una cosa che abbiamo dovuto accettare, almeno inizialmente, è che sarebbe stato praticamente impossibile fargli comprendere appieno il motivo della decisione di trasferirsi a Sydney.

Questo non perché non potessero appoggiare il nostro desiderio di viaggiare, ma perché semplicemente non era il loro sogno e non avendolo coltivato per tutta la vita, come invece avevamo fatto noi, non avrebbero mai potuto condividerlo al 100%.

In ogni caso, è anche giusto dire che il rapporto che io ed Elena abbiamo con i nostri genitori differisce tra loro. Pertanto, le esperienze che abbiamo vissuto e le emozioni che abbiamo provato non sono state identiche.

Elena

“Per quanto mi riguarda, appena presa la decisione di trasferirci, avrei voluto condividerla subito con la mia famiglia.

Il rapporto che ho con i miei genitori e mia sorella è sempre stato speciale e, conoscendoli, ero certa che non avrebbero cercato di farmi cambiare idea, ma anzi, mi avrebbero spronato a inseguire quel sogno.

Fabio invece, che comunque ha un bellissimo rapporto con la sua famiglia, si sentiva meno sicuro ad affrontare questo argomento con loro e mi chiese di tacere la notizia almeno per i primi mesi. Per me, accontentare questa richiesta è stata forse la parte più complicata di tutta questa storia, ma fortunatamente, dopo averlo convinto che sarebbe stato meglio per tutti loro saperlo con largo anticipo, così da essere psicologicamente preparati alla nostra partenza, alla fine vuotammo il sacco.

Ricordo di averlo detto al telefono ad Alessandra, mia sorella, e ho capito dal suo silenzio che potrebbero essere state due le cose che stava pensando in quel momento: o pensava che stessi scherzando o, purtroppo, che fossi seria. In ogni caso, non ho ricevuto una risposta, forse l’avevo scioccata.

A mia mamma e mio papà invece, lo comunicai, durante una classica cena in famiglia, e la loro reazione fu diversa da quella di Alessandra.

Mia mamma mi rispose con un “Va bene, vengo anche io!” che all’inizio pensai fosse dovuto al fatto che non avesse capito la mia serietà. Infatti, poco dopo, il suo pensiero divenne un più mite: “Vai prima tu, poi ti raggiungo”. Devo dire che mia mamma mi ha sempre appoggiata nelle mie scelte e non mi ha mai frenata; per questo le sarò sempre grata.

Da mio papà, invece, non ottenni una risposta immediata. Immagino avesse capito subito la mia serietà e stesse combattendo tra l’essere felice per me e la tristezza di vedere andare via sua figlia.

Comunque era fatta, ora tutti e tre sapevano della scelta che avevo preso e, come avevo immaginato, mi incoraggiarono ad inseguire ciò che mi rendeva felice.”

Fabio

“Ok, ammetto che per me è stato più difficile trovare il coraggio di dirlo alla mia famiglia, soprattutto ai miei genitori.

Con Laura, mia sorella, è stato più semplice. Aveva già intuito qualcosa all’inizio della conversazione e quasi subito ha detto: “Vi trasferite in Australia! Grandi!”. Laura condivideva completamente il nostro sogno e fin da subito ci ha incoraggiato a seguirlo.

Con i miei genitori, invece, a causa dell’ansia che provavo mentre immaginavo di dirlo loro alcuni giorni prima, ho deciso di adottare la strategia del “via il dente, via il dolore”. Quindi, durante un normale pranzo di agosto, ho trovato il coraggio e ho detto quasi d’un fiato: “Ve lo dico subito, in anticipo di mesi, così potete prepararvi: ci trasferiamo a vivere a Sydney”.

La reazione che ho ottenuto era più o meno quella che mi aspettavo.

Mia mamma si è chiusa in sé stessa per tutta la giornata, riuscendo solo a dire qualcosa del tipo “tanto so che se sei convinto, non ti farò cambiare idea”, mentre mio papà ha detto: “Beh, mi aspettavo prima o poi qualcosa del genere”.

In effetti, li capisco e capisco la loro reazione.

Da quando sono diventato maggiorenne, ho sempre preso decisioni controcorrente. Intendo dire diverse da quelle dei miei coetanei e, più in generale, scelte che il 95% delle persone non avrebbe condiviso, come comprare casa a 20 anni e metterla in affitto, provare una carriera nel multi-level marketing o nel trading, ecc. Questo perché ero costantemente alla ricerca di qualcosa di più e di diverso nella mia vita.

I miei genitori ormai sono abituati a questo mio comportamento, ma in passato abbiamo avuto divergenze proprio a causa del nostro diverso modo di pensare. Non voglio sostenere che il mio punto di vista sia più giusto del loro, o viceversa. Si tratta semplicemente di interpretare la vita in modo diverso. Tuttavia, oggi vedendo quanto sono felice di trovarmi a Sydney e considerando che non ho avuto difficoltà nel trovare casa e lavoro, i miei genitori sono più tranquilli e condividono maggiormente la mia scelta.”

Trasferirsi a Sydney: La partenza

Trasferirsi a Sydney: Elena e Fabio prima foto in spiaggia

Tutto era pronto: i confini australiani erano aperti, la casa venduta, le dimissioni dal lavoro date e avevamo comunicato la nostra decisione ai familiari e agli amici. Nel frattempo, durante quei mesi, avevamo ottenuto il nostro visto, il

Working Holiday Visa, e acquistato i biglietti aerei per il 6 aprile 2022. Non ci restava che intraprendere questa avventura, piena di incertezze ma allo stesso tempo emozionante come nient’altro al mondo.

Dopo 22 lunghe ore di volo, finalmente arrivammo a Sydney.

Ora, guardando indietro a tutto ciò che abbiamo fatto per essere qui e a tutto ciò che abbiamo provato, vissuto e realizzato fin dal nostro arrivo in Australia, non possiamo che ringraziare noi stessi.

Grazie per aver avuto il coraggio di fare questo passo!

Grazie per esserci dati la possibilità di vivere questa incredibile esperienza!

E grazie perché, nella nostra vita, abbiamo scelto di non avere rimpianti!

 

 

Nella speranza che queste parole possano ispirare anche te a compiere il primo passo verso i tuoi sogni, ti salutiamo con una frase di Confucio, che riflette il nostro modo di pensare e che ha ispirato la nostra decisione: “Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne una sola!